sabato, 29 agosto 2009

Dopo il successo dell'edizione 2008
            Pubblicato il bando del Premio Gabi 2009
Il Premio è aperto a tutti

       Il tema per la sezione Racconti è: banditore
                      Corpo di donna: 
              un ponte verso il mondo
            Il femminile come interpretazione 
            del vissuto e del vivere dell’umanità.
 
        Il tema per la sezione Poesia è:
              Tempo amico, tempo nemico
Il passaggio del tempo come acquisizione di bagaglio esperenziale ma anche timore per la vecchiaia e la morte.

Per informazioni:
premio@libreriagabi.com

                           Se ti piace scrivere… partecipa!

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sabato, 25 luglio 2009

«Una poesia per l'estate»
agli orari e nelle dosi consigliate,
la poesia ci aiuta...

Hai una poesia che ha segnato la tua vita?

Inviala con un breve commento a:
fenice@nidodellafenice.it
noi la pubblicheremo!

Leggi, diffondi, recita poesia:
partecipa al tam-tam di
www.nidodellafenice.it

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sabato, 06 giugno 2009

La scomparsa dell’alfabeto

Sono una “fan” di Valeria Viganò e aspettavo da tempo il suo nuovo libro…. Ma, come spesso accade agli accaniti lettori, temevo che non fosse all’altezza dei precedenti… Chi è abituato a seguire la produzione letteraria di un autore mi può comprendere, il nuovo romanzo è sempre un punto interrogativo… Fortunatamente, anche questa volta Valeria Viganò non mi ha delusa, al contrario mi ha regalato tante emozioni e anche qualche lacrima.cop_vigano2
La storia è avvincente e si muove tra due personaggi: Nona e il dottore. Nona è un’anziana signora, simpatica ed eccentrica, che, con l’aggravarsi della demenza senile, è destinata a perdere la memoria e la consapevolezza di sé. Quando lo psichiatra le spiega la gravità della sua malattia, Nona stabilisce un patto con l’amico dottore: vuole raccontargli la storia del grande amore della sua vita per evitare che si perda nell’oblio.
La narrazione consente  di rivivere con la protagonista tutti i momenti belli, brutti, drammatici, passionali, teneri e violenti della vicenda. Nel contempo il lettore si appropria anche delle emozioni dello psichiatra che non si limita ad ascoltare, come solitamente accade nello svolgimento della sua professione, ma viene coinvolto dal racconto. E’ un gioco ad incastri tra emozioni, ricordi e paure: l’emozione della protagonista nel ricordare e la paura di perdere il bene prezioso dei ricordi; la paura del dottore di restare invischiato nel dolore della amica/paziente che riporta in superficie i suoi dolori mai sopiti.
La scomparsa dell’alfabeto è un libro che consiglio vivamente a chi ama i romanzi che offrono diverse chiavi di lettura: dalla più semplice alla più complessa e introspettiva.
M.Z.

La scomparsa dell’alfabeto, Valeria Viganò
pp. 250, € 16,50, Nottetempo

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venerdì, 05 giugno 2009

Amori e Sapori

La storia della protagonista – Isa Da Ponte – è la realizzazione di un sogno: come in una fatata favola non solo Isa riesce a dar corpo al proprio desiderio, e ad avviarecopertina_Amori_Sapori in una villa sul mare un Bed and Breakfast dove gli ospiti hanno la possibilità di seguire esclusivi e divertenti corsi di cucina, ma riesce anche a trasmettere l’atmosfera di serenità e di amore per la vita che aleggia tra gli ambienti e il giardino della splendida villa. Queste stesse sensazioni si trasmettono anche al lettore di Amori e Sapori, che non può fare a meno di lasciarsi prendere dall’atmosfera idilliaca e romantica. Tra gli ospiti della “casa della serenità”, infatti, nascono amori e progetti di vita in comune…
Ma il libro non finisce qui…
L’autrice, Renata Garutti, oltre la scrittura coltiva infatti un’altra passione: l’arte culinaria. Ed è per questo che offre ai lettori del suo libro tutte le ricette (ben spiegate)
che vengono citate nel racconto e realizzate nei corsi di cucina tenuti da Isa Da Ponte.
Forse alla fine si vorrebbe avere solo una bacchetta magica… per trasformare l’immagine di copertina di “casa della serenità” in un luogo reale dove correre a passare una settimana d’incanto e distensione.
FPM

Amori e Sapori, Renata Garutti,
pp. 184, € 12,00, Gabi International Editore

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venerdì, 29 maggio 2009

Un profondo nero
in cui immergersi

Profondo Nero, il genio nero di Gianfranco Nerozzi di nuovo sulla scena e con un libri di quelli che non si deimentica come i precedenti Genia, Resurrectum o la Cry-Fly Trilogy non risparmia i colpi allo stomaco ma sono quelli alla testa i più violenti ed incessanti, quelli che ti fanno stare sveglio a leggere fino alla fine perchè vuoi sapere come và a finire...il-cerchio-muto-cover
Un'ordinaria notte tragica che unisce il destino dei protagonisti, Franco che corre incoscente sulla sua macchina a folle velocità,la giovanissima Clorinda detta Baby-clo che corre anche lei lontano dalla sua stranissima e terribile vita, l'incontro lo scontro e l'arrivo di Chiara, poliziotta dal passato "pesante" ed in cerca di riscatto, ed il padre di Clorinda artista straziato dal dolore che compie un gesto estremo...che da il via ad una catena di omicidi che apparentemente slegati si muovono come le tessere di un domino color rosso sangue... perchè ne sarà versato tanto... e segnano un percorso dove Franco, Clorinda e Chiara sono legati indissolubilmente.
Lo scrittore si muove alla grande sul labile confine tra la luce e l'oscurità, in quel piccolo spazio che c'è tra il giorno e la notte regalandoci un libro di quelli che non si dimentica, assolutamente gradioso e profondamente nero.
Luca Rizzo

Il Cerchio Muto, Gianfranco Nerozzi
pp. 579, € 18,60, Nord

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mercoledì, 13 maggio 2009

Due mondi paralleli

In geometria due rette parallele non si incontrano mai, o almeno così mi pare di ricordare. In letteratura (!), due mondi paralleli, ammesso che ce ne siano, e siano soltanto due, pare che invece qualche congiuntura ce l’abbiano, così scrive Morozzi, o m’è parso di capire.
TERRA L: la terra di Leviatan, il supereroe più famoso di tutti i tempi, l’unico, da questi parti, a cui gli dei o chi per loro, abbiano dato in dono dei superpoteri. Superpoteri Cronometrati. A scadenze regolari. Nel senso che variano ogni 12 ore (7 a. m/7 p. m.), due poteri per volta, solo due, utili,  la superforza, il superudito, il volo, inutili come l 'empatia passiva, il ventriloquismo, e, mi perdoneranno gli ecologisti, la capacità di parlare con le piante.  Diversi, incontrollabili, Leviatan stesso, stenta a riconoscerli così di primo acchitto, nonostante il pruritino alla base della nuca, o altri sintomi consueti.
Chi è Leviatan? Quando è nato Leviatan? Come ha fatto a uscire dalla cronobolla temporale? Chi si nasconde dietro il suo acerrimo nemico Ragnorock? lo scoprirete solo leggendo, o forse no.Morozzi
Come da tradizione, quando la necessità non chiama, anche il nostro, vive una vita normale. Dismessi i panni del supereroe (ma davvero si dismettono?) dalla faccia alla Keaneau Reeves, con una nuova faccia che ricorda un po’ quella di Ed Norton (già questo a mio parere lo rende straordinario), Daniel Drum, è il gestore, nel Felsinate (la vicenda è ambientata a Bologna) de La Pietra dei Tempi, un negozio di dischi e fumetti, ma di quelli rari, in cui la merce la si trova in condizioni perfette, così perfette da sembrare nuove... (dice a un cliente: "Ascolti, l'ho detto mille volte, Diabolik ce l'ho in condizioni ottime, non perfette")
Fidanzato con Sandra, gran topa. Tanto bella quanto odiosa, scrittrice in erba, che ha appena cominciato, a seguito di un improvviso successo commerciale (????) a scalare le classifiche dei “più letti” con un romanzo erotico ambientato ai tempi della rivoluzione francese.
Intorno a tutti, ruota e suona, il più grande colosso della musica di tutti i tempi, colui che ha inciso, Space Odditiy, Blowing in the wind, London Calling (tanto per citare alcuni dei suoi successi)…il vero genio della musica mondiale: Johnny Grey, colui che tutto crea e tutto distrugge...almeno con le note.
All’ombra del pianeta L tre sono i loschi figuri che tentano di scardinare l’equilibrio precostituito della musica e della giustizia: Pete Townshend, Lou Reed, David Bowie e i suoi Ragni di Marte, tre supercriminali, pazzi…e se invece la loro pazzia fosse solo lo sfogo di capacità inepresse???
TERRA DI PRIMA: la nostra, David Bowie, è uno splendido sessantenne, Pete e Lou, meno splendidi, almeno fisicamente, son anche loro dei famosi e rinomati sessantenni che ancora si dilettano a suonare. Christian, “Kabra”, invece è il trentenne  leader, chitarrista, compositore in crisi di ispirazione dei DESPERO, una rock band italiana, assurta alle cronache dei fanzine e al grande successo di pubblico grazie al singolo, “Crepuscolo”, tanto detestato dal suo autore (Kabra appunto!) ma diventato una HIT, talmente HIT, che permette al povero non più creativo Kabra, di poter vivere di un assegno vitalizio targato SIAE.
Personaggio già noto a chi conosce Morozzi, Kabra si fa apprezzare con le sue paranoie, coi suoi mille pensieri, anche da chi...ha superato indenne il successo radiofonico dei Despero. Seguendolo, seguiamo la sua vita, ricostruiamo, o meglio Morozzi lo fa per noi, tutte le vicende, che hanno portato alla nascita, all'evoluzione, al successo e alla caduta discografica e amorosa della vita di Kabra.
Una storia che si segue in parallelo (anche nei capitoli), quella dei due mondi, un mondo folle, o che ci appare folle, e uno normale, consueto, uno di quelli che siamo abituati a viverci ogni giorno: il motorino scassato, la birra con gli amici, gli amori normali e quelli sbagliati.
Ma davvero son due mondi che non si incontrano mai? o il nesso è determinato solo dal fatto che sia Daniel/Leviatan che Kabra vanno dallo psicanalista?
In fondo magari si parla solo di un futuro lontano miliardi di anni come dice il Dottor Strange all'Uomo Ragno...o più semplicemente si parla di un'avvincente storia, raccontata, come Morozzi ha già dimostrato di saper fare, in maniera divertente, attenta, per sommi capi e profondamente!!!!
E' un libro che racconta di gente, di tanta gente (i personaggi minori sono davvero ben fatti!), c'è quella che come dice Paolo Nori (citato nei ringraziamenti e in un incipit e qui il cerchio, almeno il mio personale, quadra perfettamente n.d.r.) che "ogni volta che uno la vede la dovrebbe picchiare. Invece siamo troppo educati" e c'è quella dei figli dell'era silente, che piangono una volta sola, fanno l'amore una volta sola, ma sognano e sognano e non muoiono mai. E anche se qualche supereroe è morto (v. Superman) alla fine è sempre ricicciato fuori. A farla breve, un mondo dove gli dei, pur volendo, proprio tutto non è che lo riescono a distruggere.
Consigliato a musicofili, fumettofili o semplicemente a chi vuol leggere un libro ben fatto e non sa dove trovarlo.
Samantha Sorrentino

Colui che gli dei vogliono distruggere,
Gianluca Morozzi,
pp. 334, € 16,50, Guanda Editore,

 

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sabato, 18 aprile 2009

Ti piace scrivere?
Hai un manoscritto nel cassetto?
Vuoi un parere sulla tua opera?
Hai già deciso e vuoi pubblicare?

libri1

Marinella ti può aiutare.
Se sei interessato e vuoi saperne di più, scrivi a:
mz@gabieditore.it

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sabato, 14 marzo 2009

Il ritorno
di Kay Scarpetta

Confesso di avere avuto un po’ di timore quando ho visto che era uscito questo libro, purtroppo le ultime cose scritte da Patricia Cornwell non mi avevano entusiasmato molto, anzi la serie dedicata a Winston Garano, con dei titoli veramente profetici del tipo A rischio ed Al buio sono state delle brutte sorprese e dei libri pessimi.kay
Con Il Libro dei morti, il precedente romanzo che ha come protagonista Kay Scarpetta, qualcosa cominciava effettivamente ad andare nel verso giusto e a mostrare dei segni che l'evoluzione di Kay Scarpetta era possibile e bastava solo aggiustare la mira; con il nuovo libro intitolato semplicemente Kay Scarpetta non ha centrato esattamente il bersaglio ma ci è andata molto, molto vicino.
Kay Scarpetta è il Day After dei libri della Cornwell, mostra come giustamente dice il sottotitolo, che sono passati vent'anni di indagini, di sfide e di incubi, e come si sia sopravvissuti a quello che è il giorno dopo. Molti si sono lamentati che non abbia scritto più dei romanzi come Postmortem o Insolito e Crudele, ma sinceramente la scrittrice è cresciuta e finalmente anche la sua protagonista, le cose si evolvono e crescono altrimenti a fare le fotocopie siamo capaci quasi tutti (John Saul no, sbaglia anche a fare quelle). L'intrigo del libro è effettivamente tipico della Cornwell, un cadavere, un probabile sospettato (ed una "figurina" fantastica... e non dico altro), un colpevole che non si farà molta fatica ad individuare (questo è l'unico punto "debole" del libro) e delle figure di contorno assurde ma credibili, c'è la mitica nipote Lucy vero ed unico alter-ego della scrittrice ed il ritorno di Pete Marino.
Ed ancora una volta si viaggia nel territorio dell'oscurità dell'essere umano e come al solito Patricia Cornwell si dimostra un'ottima guida.
Luca Rizzo

Kay Scarpetta, Patricia Cornwell
pp. 478 pagine, € 20,00, Mondadori

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martedì, 03 marzo 2009

Una donna alla scoperta della Turchia

Cosa spinge una giovane donna a rivoluzionare la propria vita trasferendosi da Milano a Istanbul? Qualcuno potrebbe rispondere l’amore, e in un certo senso si tratta proprio di amore, ma non per una persona, per la conoscenza, per la voglia di scoprire e sperimentare se stessi in un mondo diverso. Un  mondo difficile pieno di contraddizioni e forse anche per questo molto stimolante. cosedaturchi
Cose da turchi è il racconto della esperienza di Marta Ottaviani, una giornalista freelance, che arriva in Turchia con una borsa di studio. E non solo questo. Il libro inizia con il suo arrivo all’Atatürk Ögreci Yurdu, un dormitorio statale per studenti di Istanbul e prosegue con i suoi viaggi nei luoghi più controversi del Paese. In un crescendo di emozioni Marta conduce il lettore alla scoperta della Turchia e dei turchi: quello che scopre non le fa sempre piacere, non sempre è d’accordo, spesso si ritrova a discutere anche con le sue compagne di camera e con gli altri studenti. Ma la giornalista non si perde d’animo e affronta le tante avversità, e sono davvero tante, che via via incontra sia nei rapporti con i compagni che con le istituzioni.
Nel libro vengono evidenziati tanti argomenti: percorrendo a grandi linee la storia della Turchia si arriva ai giorni nostri con il difficile rapporto tra turchi e curdi, senza dimenticare il genocidio armeno. Ampio spazio viene dedicato alla situazione femminile che per un’occidentale è molto difficile da capire e accettare.
Insomma Cose da turchi è un saggio ma si legge e scorre come un romanzo; la lettura suscita curiosità e una gran voglia di saperne di più di questa nazione a metà strada tra Occidente e Oriente dove convivono a fatica modernità e tradizione.
M.Z.

Cose da turchi, Marta Ottaviani, pp. 258, € 17,00

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mercoledì, 11 febbraio 2009

Dissacrante, ironico,
divertente…

Finalmente il più divertente e caustico dei Blogger romani (anche se d'adozione) si è concesso un libro. Insy Lohan al secolo Alessandro Michetti sforna il suo primo romanzo-memoir per la Rizzoli, divertentemente dissacrante come nella tradizione del migliore Augusteen Burroughs, quello di Correndo con le forbici in mano per intenderci. alla_fine
Insy ci racconta una parte della sua vita, ci parla  di alcuni personaggi decisamente memorabili che ha incontrato nella sua vita e anzi ci mette al corrente di alcuni fatti salienti... a volte un po’ scurrili ma sinceramente mai volgari e si ride tanto, si sorride ancora di più e ci si trova anche a versare qualche lacrima insieme a lui ma decisamente ci si ritrova in questo folle e vitale ottovolante che è il libro in questione.
Corrosivo come pochi Insy/Alessandro si confronta con la vita con un’ironia assoluta che magari a volte lo inguaia ma sicuramente molte spesso lo salva... Sin dall'inizio dei sui ricordi che riguardano una discussione con il padre ed un album di figurine di Lady Oscar, come fece all'epoca Antonio Amurri nel suo splendido Famiglia a Carico, il ritratto della vita di tutti i giorni che ci fornisce Insy/Alessandro risulta vero ed avere il talento di riderci sopra o meglio di trovare il lato divertente delle cose risulta un vero atto di coraggio... comprese le battute sulle lesbiche... che poi non sono mai così tanto male anzi...
Credo che questo libro sia un atto di coraggio e gay o non gay chiunque lo legga non può non divertirsi come ho fatto io, si parla di coming out, di scelte e di vita, è un libro che consiglio a tutti spassionatamente.
Luca Rizzo

Alla fine di questo libro la mia vita si Autodistruggerà, Insy Lohan
pp. 218 pagine, € 16,50, Rizzoli

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venerdì, 02 gennaio 2009

La Profezia della Stella

Fadil Nassir, un palestinese residente in Israele, incontra a Roma un archeologo, il professor Simone Vinci. Poche ore dopo, l’uomo viene trovato morto: si è suicidato o si è trattato di un omicidio? Questi interrogativi sono l’inizio di una vicenda ricca di suspence e colpi di scena, che l’autrice ambienta tra Gerusalemme e la capitale del cattolicesimo. Tutto sembra avere origine dal rinvenimento, negli scavi della fortezza di Masada, di alcuni antichi reperti sui quali è incisa un’iscrizione inquietante. Ma la vicenda è anche un’accurata indagine i cui indizi sono disseminati nelle pieghe del tempo: dal primo secolo dell’era comune all’epoca attuale, attraverso il Medioevo. Scenari e periodi diversi che ospitano personaggi ambigui e violenti, sette di asceti e seguaci di ordini cavallereschi, cardinali e priori in “odore di eresia”, tutti individui comunque accomunati da un unico interesse, strettamente vincolato a una misteriosa profezia che, secoli prima dell’avvento del Messiah cristiano, aveva predetto…
FPM

La Profezia della Stella
, Marina Mayer,
pp. 468, € 18,00, Gabi International

Intervista a Marina Mayer
La Profezia della Stella è un romanzo di oltre quattrocento pagine, che si propone al lettore come un'avvincente avventura intellettuale, perché proprio in questo stesso modo lo ha vissuto la sua autrice, Marina Mayer, che ci ha rilasciato questa breve intervista.

D. Com'è nata in lei l'idea di un romanzo come La Profezia della Stella?
R. Da sempre anche io mi sono posta le domande che assillano gli abitanti di questo pianeta: chi sono, da dove vengo, qual è il significato della mia vita... e naturalmeLa profezia stellante se c'è un creatore, una "causa prima" a tutto ciò che esiste. Così ben presto mi sono interessata allo studio di quelle discipline genericamente definite esoteriche; si è trattato di uno studio rapsodico che, pur rappresentando il leitmotiv della mia vita intellettuale, ha lasciato spazio per altri interessi e attività, che hanno reso le mie giornate sempre molto vivaci e varie.   Poi, quattro anni fa, leggendo un'interpretazione piuttosto ardita dell'Antico Testamento, ho avvertito lo stimolo ad approfondire alcuni particolari dell'esegesi cattolica. Pur senza essere una teologa, né tantomeno aspirando a divenirlo, non ho potuto fare a meno però di iniziare  a leggere, a studiare, per cercare di capire, di offrirmi una qualche risposta... E sono precipitata in un labirinto di tesi e opposte antitesi, di dogmi e di eresie, di interpretazioni e contraddizioni palesi. Insomma il caos. Una storia infinita, iniziata con ogni probabilità insieme al primo anelito spirituale dell'essere umano, il suo guardare le stelle, il suo sentirsi solo e mortale di fronte al creato.

D. Ma il frutto di questo suo studio non è un corposo ed erudito saggio... Come mai?
Ho studiato comunicazione, nei miei anni giovanili, e quindi so benissimo le regole da rispettare.
Se si punta a una cattedra, a polverosi scaffali la strada della saggistica non ha eguali.
Ma se si vuole arrivare alla gente, al cuore e alla testa delle persone, si deve essere chiari. Chi ha la forza - dopo 12/14 ore di lavoro - di prendere in mano un "illuminante" saggio?
Magari la voglia c'è, ma poi...

D. Però un saggio ha un altro valore, è documentato...
Ho corredato La Profezia della Stella di un buon apparato di note, che pur non ingerendo con la narrazione, offrono a chi ha tempo e voglia la possibilità di approfondire. E', come dire, un romanzo documentato!

D. Infatti abbiamo visto citazioni di testi importanti, anche i Vangeli Apocrifi e il libro su Gesù di Papa Benedetto XVI. Ma il suo è un nuovo Codice da Vinci?
Rispetto molto il lavoro di Dan Brown, perchè ha comunicato tesi e notizie storiche che prima del suo romanzo circolavano solo in cenacoli ristretti, dando a tutti l'opportunità di conoscere certe verità. Ma poi - come dire - si è lasciato prendere la mano...
Ha confuso la fiction con la realtà storica ingenerando nella gente un panico del tutto gratuito, e rafforzando la retorica dei fondamentalisti.

D. Ci spieghi meglio...
Se io, in apertura di libro affermo categoricamente l'esistenza di una società segreta (il Priorato di Sion) che invece poi si scopre essere una "bufala"... Ecco, credo che questo faccia perdere di credibilità a tutto il lavoro successivo. Se costruisco una piramide sulle sabbie mobili, se anche il mio monumento sarà maestoso, inevitabilmente sarà destinato a crollare...

D. Invece La Profezia della Stella?
Nella Profezia della Stella io non affermo che Gesù era sposato né che dopo la crocifissione è emigrato in Provenza o in India... Quello che i miei personaggi "scoprono" è storia documentata ma sconosciuta ai più.

D. E' , però, un attacco alla Chiesa Cattolica...
No. Questa sarebbe una generalizzazione stupida e inutile. Io non attacco nessuno, non avrebbe alcun senso attaccare un'istituzione come la Chiesa di Roma. Oggi guidata da un teologo tedesco e ieri da un pastore polacco... Sono uomini che, come diceva Gesù, sbagliano, possono sbagliare...
Io racconto la storia, e punto il dito su certe interpretazioni, su rumorosi silenzi, su certune scelte corporative, di comodo, che hanno condannato milioni di fedeli al dolore e alla solitudine.
Se a Roma, in quel piccolo Stato vicino al Tevere, vigessero più amore e carità...

D. A proposito di Roma, quali sono i luoghi del suo romanzo?
La vicenda si svolge tra Roma e Israele per quanto riguarda il presente della vicenda, e in Palestina - tra Gerusalemme, le rive del Mar Morto e quelle del Lago di Galilea, per quanto riguarda la parte ambientata nel I secolo.
D. Quindi il suo è anche un romanzo storico?
In parte. Scrivendo delle genti del I secolo, io ho voluto soprattutto ritrovare certe atmosfere sociali e spirituali, capire cosa poteva significare per il popolo ebraico di quel tempo la predicazione di un profeta di nome Yeshua, ritrovando con grande emozione la figura di quel meraviglioso uomo, quale poteva essere stata.
D. Un progetto impegnativo, poi, veicolare tutto ciò che lei ha appreso e studiato attraverso una fiction... E' soddisfatta del suo lavoro?
Molto soddisfatta. I personaggi di questo mio romanzo svolgono il loro compito - andare incontro al lettore - credo in modo egregio. Si pongono le domande che tutti ci poniamo, e non sono supereroi come Indiana Jones o James Bond, questo non mi interessava. Il mio scopo è condividere il frutto delle mie ricerche. E questo risultato mi ha convinta a iniziare a lavorare ad un altro libro. Continuando a studiare, infatti, ho iniziato a ricostruire un'altra parte del nostro passato... Ma adesso è troppo presto anche per parlarne!
Intervista a cura di Marinella Zetti

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categoria:libro, libreria, giallo, thriller, esoterico, profezia, esseni, gerusalemme, archeologo, stella messia
martedì, 28 ottobre 2008

Una profonda delusione

Esteticamente è un libro splendido con le rifiniture oro su sfondo rosso antico, le riproduzioni degli otto arcani maggiori dei tarocchi di cui si parla nel libro sono nella bandella.... e basta.
Purtroppo stavolta Kate Mosse sforna un libro di una pallosità e di una prevedibilità irritante; la struttura narrativa è la stessa del libro precedente - I codici del labirinto -: due storie apparentemente parallele ma con un punto d'unione si svolgono in Francia, una nel 1891, l'altra ai giorni nostri, una ha come protagonista Lèonie Vernier e l'altra Meredith Martin. Le loro esistenze sono legate da un particolare mazzo di tarocchi che sarà decisivo per alleviare la sfiga familiare che le affligge...katemosse
Se si parte dal fatto che nelle prime quattrocento pagine non succede praticamente nulla se non un uccisione legata alla presentazione del “cattivo” legato al passato, arrivare fino alla fine è stata una vera sfida per rimanere sveglio, roba che a volte mi sembrava di lottare contro un sonnifero, se vi chiedete chi me lo ha fatto fare vi chiedo intanto di guardare il prezzo del libro.. E poi, effettivamente, dopo le prime quattrocento pagine qualcosa cambia, certo che se la Mosse avesse alleggerito la storia il libro ne avrebbe guadagnato parecchio. Delle due protagoniste sinceramente trovo Lèonie (la protagonista della storia del passato) di un irritante terribile, sembra il catalizzatore della sfiga totale familiare, viene dipinta come una bambina viziata che con il suo comportamento simil-ribelle combina cose che poteranno sventura e morte intorno a lei… Insomma una che se la incontrate per strada toccate ferro e fate gli scongiuri di rito.
Meredith ha una storia familiare di pazzia e morte, si trova in Francia per delle ricerche su Debussy, almeno come scusa ufficiale, ma in realtà cerca le tracce della sua famiglia d'origine, ed una possibile spiegazione alla follia della sua madre biologica, troverà invece un mazzo di tarocchi semi-stregato, un bellissimo ragazzo con cui comincerà una storia d'amore, l'origine della sua famiglia ed un esperienza semi-ultraterrena che risolverà un mistero legato alla morte del padre del suo futuro ragazzo, e scusate se è poco.... Naturalmente il tutto nelle ultime duecento pagine.... quindi se vi è piaciuto il primo libro della Mosse questo lo potete tranquillamente evitare.
E se leggete la trama scritta dalla Piemme sinceramente non so quale sia il libro da cui l'hanno tratta ma sicuramente non si tratta di questo.
Luca Rizzo

L'ottavo Arcano, Kate Mosse
pp. 644, € 22, Piemme

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venerdì, 03 ottobre 2008

Marianne e Gargoyle: una coppia indimenticabile

Difficile, veramente difficile recensire il primo romanzo di  Andrew  Davidson. E ora cercherò di spiegarne i motivi… a partire dal titolo: Gargoyle.
Ma c’è una premessa da fare: è un libro da leggere.
Torniamo al titolo: così, a prima vista – anche la copertina può accrescere l’equivoco – l’ignaro lettore potrebbe pensare di essere alle prese con un romanzo gotico, spruzzato (per il cuore ben in evidenza) di un po’ di romanticismo. Nel romanzo di Davidson, in effetti, vi sono atmosfere gotiche, e pagine romantiche, ma c’è dell’altro, molto altro. Quello che con questo romanzo non bisogna fare è lasciar perdere, interrompersi dopo le prime pagine; il rischio sarebbe quello di perdere una fantastica lettura. Sia chiaro che non siamo davanti al capolavoro del secolo, questo magari sarebbe un giudizio senza criterio… Ma, mi ripeto, fatta salva qualche caduta di tono e qualche cosa che l’editor avrebbe fatto meglio a ridurre (già ma dove sono finiti i veri editor oggi???), resta comunque – mi ripeto – un libro da leggere.gargoyle
Prima i difetti, così poi resta il meglio! E il difetto peggiore di questo romanzo sono le prime 60 pagine circa, nelle quali il lettore viene trascinato a conoscere il dettaglio dei postumi di un incidente automobilistico, del quale è rimasto vittima il protagonista maschile di Gargoyle. Un dettaglio che per pagine e pagine non si fa remora di descrivere minuziosamente le conseguenze traumatiche subite da un uomo quasi bruciato vivo, le cure cui viene sottoposto, i trapianti di pelle.
Occorre sopravvivere però, e come l’io narrante creato da Davidson, anche noi superate queste prime 60 pagine riceviamo un premio: l’entrata in scena della protagonista femminile, certa Marianne che si pone al capezzale del nostro come se la loro fosse una conoscenza di vecchia data, anzi di vecchissima data, addirittura di secoli.
Mentre il “lui” ci risulta da subito piuttosto antipatico (ex attore di film porno, superficiale e pieno di sé), “lei” ci fa subito un’ottima impressione. Non so se per voi sarà lo stesso, ma a me questa scultrice un po’ sopra le righe, cui hanno affibbiato una diagnosi di schizofrenia, e che vive in una specie di castello con un cane e le sue opere plastiche, è stata subito simpatica. Anche a lui, seppure a fasi alterne, Marianne suscita simpatia, seppure fino alle ultime pagine non riuscirà a sciogliere il dubbio relativo alla sua sanità mentale.
Con il contributo di lei la storia guadagna di vivacità e di mordente. In estrema sintesi, assistiamo alla convalescenza di lui, aiutato soprattutto dalla presenza, divenuta assidua, di Marianne che raccontandogli del loro passato in comune e delle vite di certi suoi particolari amici riesce a suscitare nel giovane uomo la voglia di tornare alla vita. Questo racconto del loro passato, che si dipana nei secoli bui del Medioevo, è il filo conduttore del romanzo, che vede alternarsi la vicenda di questa particolare coppia nell’età contemporanea e nel XIII secolo. Lui era un mercenario e lei una suora copista di manoscritti.
Vi lasciamo il piacere di scoprire da soli l’intreccio, per porre l’accento sugli altri racconti di Marianne, piccoli cammei che lei lascia al convalescente, dove protagonista è sempre l’amore. Ci ha colpito in special modo quello della soffiatrice di vetro, una di quelle storie che a lungo restano a galleggiare nel nostro animo, per intensità e poesia.
Tornando al lavoro di Andrew Davidson, occorre aggiungere che nell’esposizione della trama non mancano escursioni nell’esoterico e nella tradizione mitica cristiana, con un intenso – anche se torbido – omaggio all’inferno Dantesco, dove in modo assolutamente plausibile il protagonista si trova ad un certo punto a passeggiare.
Capito cosa intendevo all’inizio quando confessavo le difficoltà di recensire questo libro?
Un ex attore di porno, una scultrice di Gargoyle, le atmosfere del Medioevo e Dante… Ingredienti davvero insoliti per un romanzo che comunque – al di là che vi conquisti o vi disgusti – non potrà annoiarvi né lasciarvi indifferenti.
F.P.M.

Gargoyle, Andrew Davidson,
pp. 428 - € 20,00 - Mondadori

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categoria:gargoyle
venerdì, 03 ottobre 2008

Una lotta tra demoni e dei

Anche i diavoli piangono è stata un ottima scoperta nonchè un ottimo regalo per il mio compleanno, avevo sentito parlare di questa autrice ma non credevo che l'avessero tradotta in italiano; infatti Miss Kenyon è una delle autrici molto in voga in America, Inghilterra e Germania, scrive di Urban Fantasy un genere che stà prendendo piede soprattutto all'estero da noi c'era fino ad ora la Gentry creata da Laurell K. Hamilton ed infatti è a questa autrice che la Kenyon si è sicuramente ispirata.diavoliPiangono
Se si da retta alla Fanucci il libro parlerebbe di Vampiri, ma le cose non stanno esattamente così... Sin, dio sumero della fertilità, cerca da anni la vendetta contro la dea greca Artemide che lo ha tradito, ferito e derubato dei suoi poteri rendendolo meno di un dio ma sempre più di un umano... Sulle tracce di Sin c'è la zelante e decisamente splendida Katra servitrice di Artemide, entrambi però si trovano ad affrontare l terribili gallu demoni dell'oltretomba il cui morso è temibile anche per gli dei dell'olimpo.
Ma in realtà i gallu sono solo l'avanguardia di un orda di demoni ancora più terribili che non possono assolutamente essere liberati; questo in breve è la trama ma in realtà la storia è veramente ben raccontata e la Kenyon fà un ottimo lavoro, soprattutto con i personaggi secondari che costellano la storia, le due cuginette demoniache Simi e Xirena saranno anche dei personaggi secondari ma tengono la scena in maniera assolutamente divertente e sono le protagoniste di alcune delle pagine quasi comiche del libro e la cosidetta divina "Artemide" è il classico personaggio che si ama odiare.
Spero che anche gli altri libri della serie vengano tradotti... ora però posso fare un appunto piccolo piccolo alla Fanucci...
I libri della Kenyon fanno parte di una serie che si chiama "dark hunters" i cacciatori delle tenebre e nel libro se ne parla spesso, soprattutto perche "Anche i Diavoli Piangono" è IL 12°LIBRO DELLA SERIE, ma cominciare dal primo libro no!!!!!!!!!!!!!!!
E comunque vero che il libro può essere letto tranquillamente però si fanno riferimenti ad eventi accaduti nei libri precedenti... e questo è un peccato.
Luca Rizzo

Anche i Diavoli piangono, Sherrilyn Kenyon
pp. 313 - € 9,99 - Fanucci

 

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domenica, 14 settembre 2008

Una famiglia molto, molto speciale

Quando un editore mi regala un libro, una edizione fuori commercio in anteprima rispetto all’uscita in libreria, le mie antenne si agitano, sarà una “bufala” che deve pompare, oppure ci crede davvero e vuole che a quel libro sia riservata una attenzione particolare da parte del libraio?  Quando inizio a leggere sono particolarmente vigile, con un senso critico molto sviluppato: incipit, trama, personaggi, plot e conclusione diventano sorvegliati speciali.TuttoCambiare
In questa condizione ho iniziato Tutto può cambiare, di Jonathan Tropper autore già noto al pubblico italiano per aver pubblicato Dopo di lei. Per non farmi influenzare ho evitato di leggere le critiche di autorevoli giornali americani, ma non ho potuto ignorare una notizia: la Sony Picture non solo ne ha acquistato i diritti ma ha già iniziato la lavorazione del film. Orsù mi sono detta, fai un bel “reset”, libera la mente e immergiti nella lettura. Sono arrivata a pagina 14 quasi senza accorgermene e quando ho spento la luce per dormire, devo confessare che un pochino mi spiaceva separarmi da Zackary King, un trentenne americano alle prese con le insicurezze tipiche di quell’età. Nei giorni successivi, via via che ho proseguito nella lettura, ho scoperto di far sempre più fatica a smettere: la magia si era ripetuta, il libro con i suoi personaggi mi aveva conquistata ed io volevo sapere cosa sarebbe accaduto il giorno dopo e quello successivo. Zack e la sua strana famiglia era entrata nella mia vita. E’ così che accade quando un romanzo (non importa se si tratta di “alta” lettura, thriller o narrativa) è scritto bene “afferra” il lettore e non lo molla più. Quando sono arrivata all’ultima pagina,  non vi dirò come finisce, perché non voglio togliervi il piacere di scoprirlo – detesto le recensioni dove raccontano la fine della storia – mi è dispiaciuto, avrei voluto continuare e sapere cosa succedeva dopo…e soprattutto mi sono chiesta se il regista riuscirà a trasferire tutte le atmosfere nel film…
Per stuzzicare la vostra curiosità posso dirvi che è ambientato a New York, che Zack è un giovane rampante con un lavoro stressante, una bella e ricca fidanzata, amici insoliti…ma anche un difficile rapporto con la madre e un padre che ha abbandonato la famiglia per rincorrere pazze avventure.
Il  mondo di Zack  inizia a sgretolarsi quando il padre ritorna e si installa nell’appartamento che il giovane condivide con l’amico Jed… Ma come dice il titolo Tutto può cambiare…

Marinella

Tutto può cambiare, Jonathan Tropper
pp. 350 - € 17,60 - Garzanti

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domenica, 14 settembre 2008

Ritorno al thriller

Anche Dean Koontz ritorna in carreggiata con un buon romanzo, si allontana anche stavolta (purtroppo) dalle lande del soprannaturale per restare invece nell'ambito del thriller "veloce" ed "intenso", cioè praticamente dalle parti konntzdi
Velocity ed Intensity i suoi libri di maggior successo.
E buona stavolta la traduzione praticamente senza sbavature, e decisamente fedele, la storia riguarda un semplice ed onesto giardiniere che si trova invischiato in un complotto suo malgrado, la moglie viene rapita e lui deve trovare una somma di denaro nel più breve tempo possibile, e naturalmente lui di suo non ha un becco di un quattrino ma suo fratello sì...
Ora su questo apro una piccola parentesi, mi piacerebbe sapere se Dean Koontz ha avuto dei grossi traumi familiari, perchè nei suoi libri molto spesso Il Fratello come figura si rivela essere quasi sempre un malefico figlio di buona madre, cioè il cosiddetto cattivo di turno...ed infatti anche in questa storia succede più o meno la stessa cosa , il fratello infatti da dolce orso joghi come viene descritto all'inizio si tramuta in un Caino fatto e finito...
E comunque è molto interessante come Koontz tesse ls tela narrativa dall'inizio fino alla fine sciogliendo anche gli ultimi dubbi, e rimane abbastanza credibile il protagonista anche se un paio di cosiddetti "colpi di fortuna" sembrano eccessivi anche a me:)

Luca Rizzo

Il marito, Dean Koontz
Pag. 358, € 18,50 - Sperling & Kupfer

 

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categoria:serial killer, killer, koontz
domenica, 14 settembre 2008

Quando un personaggio non muore

Sarà che dovevo partire per Lisbona, sarà che a me in fondo Saramago m'è sempre piaciuto e che "Viaggio in Portogallo" proprio non mi andava di leggerlo, sarà che Pessoa, m'ha tanto incuriosito con la storia del chi è e chi non è...Sarà per tutta una serie di fattori, eventuali e non, io in Portogallo ci sono andata, e ci sono andata con "L'anno della morte di Ricardo Reis". Siamo nell'anno di grazia 1936 (in realtà quando tutto comincia è un vecchio 1935 quello che ci accoglie) e, in una Lisbona pallida "dove il mare finisce e la terra comincia" sbarca, proveniente da Rio de Janeiro, e dopo 16 anni di assenza, il dottore (medico generico) e poeta, Ricardo Reis, eteronimo di Fernando Pessoa. (Intorno: l'Europa si avvicina, e in parte lo sta già facendo, a vivere una delle pagine più buie della sua storia, checchè se ne possa pensare. Basti ricordare qualche nome: quello di Salazar in Portogallo, quello di Mussolini impegnato in Africa per l'Italia, quello di Franco in Spagna) Fernando Pessoa, è morto da poco più di un mese (30 novembre) e ha lasciato, oltre a un paio di occhiali, gli stessi che non fecero in tempo a passargli prima di morire, un erede, quel Ricardo Reis, unico tra i suoi eteronimi, di cui non si conosce, l'anno della morte. Per consuetudine, logica e necessità, la data della morte del dottore emigrato in Brasile, si è fatta coincidere con quella del poeta, ma non sempre tutto quello che sembra ovvio poi lo è davvero. Saramago immagina infatti che, proprio la notizia della morte di Pessoa, abbia spinto il buon Reis a tornare in una patria piovosa oltremisura, e immagina che in questa stessa terra, finalmente, i due eteronimi, le facce diverse della stessa persona, si possano incontrare. Un Pessoa morto, che darebbe la vita per potere bere un caffè, fa da contraltare e da compagnia, a un Ricardo Reis, solo e spaesato nella stessa città che lo ha visto nascere, ma che non riconosce, non ricorda, non "sente". saramago
Il dottore trova dapprima alloggio in un albergo, il Brancaca, e da qui piano piano comincerà di nuovo a prendere possesso della sua città, fino a spingersi a cercare lavoro per ammazzare il tempo e a fittare casa, la stessa in cui non appenderà mai le tende alle finestre. Cammineremo insieme a lui nelle strade più belle di Lisbona, in lungo e in largo, dall'alto in basso, dal Bairro al porto. Attraverso i personaggi vivi e il morto che popolano il romanzo, conosceremo questo medico poeta che incanterà con i suoi dubbi, le sue perplessità, la sua incompiutezza del vivere...la sua saudade. Due donne dominano la scena, la cameriere Lidia, personificazione carnale delle donne cantata dal poeta Reis, e la giovane ricca e malata, Marcenda, personificazione, ancora una volta ideale, dell'amore di Ricardo. Due modi diversi di amare.
Se è amore la lunga passione con la cameriera di un altro ceto sociale, o se è amore anche quel paio di baci e quelle lettera scritte all'altolocata e troppo giovane figlia di...non lo sapremo, o almeno io non l'ho capito. Certo è che ognuna delle due, a suo modo o al mio, mi ha commossa e indispettita senza che riuscissi a comprendere del tutto. Non solo, di questo libro mi hanno commosso e rapito, lo scritto (Saramago è sempre una certezza d'omo!) le immagini, le scene, e tutto quello che c'è dentro. Un libro che mi ha bagnato con la pioggia, curato con il brodo di pollo (che manco mi piace), che mi ha riempito gli occhi, con le piazze, il fiume e i profumi della città. Uno di quelli che vorresti durassero ancora un pò. Ci si trova tutto: la passione amorosa, la paura della morte, il sentimento politico che obnubila o nobilita le coscienze e quello proprio non sentito affatto. Un libro che vi accompagnerà per le strade, le persone e i caffè di Lisbona...che ci siate stati e anche se non ci andrete mai...e chissà che non scopriate un eteronimo dentro di voi..uno di quelli che poi si ritrova col suo ortonimo..." per dare forma a quelle parole curiose che sono i nomi, le più vuote di tutte se non ci mettiamo dentro un essere umano."...e questo lo dice un premio Nobel.

Samantha Sorrentino

Anno della morte di Ricardo Reis, Josè Saramago
pp.400 – € 12,50 - Einaudi

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categoria:saramago
domenica, 14 settembre 2008

Alla scoperta di Ubar, l’Atlandide del deserto

Già dalle prime pagine si intuisce che James Rollins ha nuovamente centrato l’obiettivo: cartine e mappe trasportano il lettore nel cuore dell’avventura che si snoda tra la penisola arabica, il Vecchio Continente e gli Stati Uniti.
Painter Crowe, agente segreto della Sigma viene chiamato a indagare su una strana esplosione che ha distrutto la Galleria Kensington del British Museam a Londra. Safia al-Maaz, curatrice della collezione araba, non riesce a spiegare le immagini regcittaSepoltaistrate dalle videocamere di sorveglianza: una sfera di luce che innesca una reazione devastante. Cosa ha generato quel cataclisma all’interno del museo?
Il mistero si infittisce quando tra le macerie viene ritrovato un cuore di ferro con inciso il nome della città perduta della Regina di Saba: Ubar. Considerata l’Atlantide del deserto, secondo le leggende, Ubar è stata sepolta da una tempesta di sabbia. Qual è il legame tra Ubar e l’esplosione? Peter Crowe e Saifa al-Maaz iniziano a indagare, ma ben presto si accorgono di aver intrapreso una strada molto pericolosa che può condurli tra le braccia della morte.
Una importante organizzazione vuole impadronirsi del “cuore di ferro” che è solo il primo tassello per raggiungere una potente fonte di energia. L’agente segreto e la curatrice della collezione araba ingaggiano una lotta contro il tempo per arrivare a meta prima dei “cattivi”, ma per non commettere errori, devono comprendere bene chi è il nemico e cosa vuole conquistare.
Ovviamente non dirò come finisce e non svelerò l’identità del capo dei malvagi…
Il romanzo è davvero avvincente e non delude chi ama questo genere di letture.
Marinella

La città sepolta, James Rollins
pp. 530 - € 18,60 – Nord
 

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lunedì, 04 agosto 2008

Non c'è riccio ... senza spine!
Muriel Barbery nella vita fa la docente di Filosofia, in non so quale fichissima università francese, ma è evidente che nelle intenzioni coltivi velleità artistiche. Forse da bambina sognava di fare la scrittrice, da adulta c’è riuscita. È al secondo romanzo. O meglio, diciamo che il secondo romanzo, così ben accolto, ha fatto ricordare al mondo che la signora, si era già cimentata nell’impresa di uno scritto. Prima.
L’Eleganza del riccio è stato il trampolino di lancio, che le ha permesso, finalmente per lei (non per noi), di essere accolta nell’Olimpo delle grandi firme. Insignito di molteplici premi (tra cui il Prix Georges Brassens 2006, il Prix Rotary International 2007, e il Prix des libraires 2007), il testo, in Francia è diventato un vero e proprio best sellers (50 ristampe 600.00 copie vendute), noi, per non farci mancare nulla, abbiamo fatto in modo che lo diventasse anche qui.
Il riccio di turno, da non mangiare con spaghetti perché causerebbe una terribile indigestione è Renée Michel vedova 54enne, di professione portinaia al numero 7 di rue de Grenelle in quel di Parigi. Un ricco palazzo della città bene, abitato da cuochi di mestiere ex parlamentari fintoproletari, ragazzoni danarosi, ovvero sia gente acida ben vestita e ben pensante.
Qualcosa di nuovo? Non mi pare. Comunque, procediamo.  Si tratta di un libro a 2 voci (2 sono pure le traduttrici nella versione italiana), quelle di due ricci. Da una parte Renée (la portinaia vedova 54enne di cui sopra), dall’altra la 12enne Paloma, prossima al compimento del 13’anno e in procinto di suicido con tanto di incendio dell’umile (!) dimora paterna. Riccio anche lei, unica anima intelligente di una tra le famiglie più ovvie a cui vi capita di pensare. Papà tutto lavoro, mamma tutta lussi, sorella bella e idiota vestita come una stracciona ma con abiti di milioni. Come sono i ricchi? Tutti i imbecilli par di capire, fatto rare eccezioni, Paloma appunto, o il figlio dello chef da tv di turno, che ritrova la lucidità e un cuore, dopo la parentesi della droga tra le braccia di una donna che non esita a definire fantastica. Isole felici tra gli altri condomini, attenti alle apparenze e vuoti dentro. Vero è che la madre dei cretini è sempre incinta…però… pure i parti plurigemellari non son rari.riccio
Insomma in questo versatile e per niente prevedibile (!!) condominio, vive la nostra Renée, all’apparenza attempata e trascurata portinaia, in realtà donna dalla ricca personalità: appassionata d’arte, di letteratura, di musica, di cucina e porcellana blu, che impiega gran parte del suo tempo a far finta di essere quello che non è, a mostrarsi come ignorante, illetterata e amante della tv. Nella solitudine della sua casa, la nostra però, mangia prelibatezze, legge romanzi russi e ascolta musica classica, insieme al suo gatto, Lev, compagno di vedovanza, e a Manuela, faccendiera dei ricchi, signora dentro, nonostante le pulizie di case altrui. Poveri ma belli, almeno dentro.
La monotonia di questa vita viene però interrotta dall’arrivo di un nuovo condomino giapponese, Kakuro Ozu, giunto a portare scompiglio nell’androne delle scale. Quello di Kakuro pare essere l’unico occhio (sarà la forma?) che scevro da pregiudizi, riuscirà a cogliere le spigolature e a guardare attraverso Renée e nella giovane Paloma, per individuare in entrambe, ciascuna a suo modo, sotto la scorza del riccio, delle personalità da perla. Grazie all’opera di Ozu, noi continuiamo a vedere la vera Renée di cui peraltro già sapevamo, gli altri, i condomini, neanche la riconosceranno..incrociandola sul portone, pettinata e ben vestita per una cena semi galante.
In sintesi questo..
Se ogni riccio è un capriccio, allora con il caso letterario francese del momento, ho fatto una stiratura così efficace che nessun parrucchiere riuscirebbe meglio. Tutta la permanente che negli anni ’80 ha trovato sfogo nelle capigliature femminili, ha miseramente fallito la sua missione.
L’ho trovato di una banalità disarmante, non mi ha accalorato neanche per un secondo.
Anche il finale, beh…mi sembrava l’unico modo per chiudere con un minimo di dignità.
Non capisco cosa faccia di un’esperta di filosofia, la Barbery appunto, una narratrice d’avanguardia, e non capisco come da un libro mediocre, nasca poi un caso, che di letterario ha poco e di noioso molto.
Talvolta, chiedendomi il perché dell’improvviso successo di un libro, mi dico che la causa sarà da ricercare nella trama, quando è avvincente, talvolta nella brevità, talaltra nel sentimentalismo anche isterico, talaltra ancora nel fatto che la scrittura utilizzata sia fruibile anche a un bambino…in questo caso, davvero non saprei a che appigliarmi. La trama è inesistente, sterili mi sembrano le vicende, freddi i sentimenti, nemmeno il lessico è poi così immediatamente fruibile. Un romanzo molto autoreferenziale (nelle innumerevoli citazioni filosofiche), nulla più.
Noioso, banale accattivante davvero come la copertura di un riccio.
Non mi va di passare per un’anticonformista o per una dal palato sottile, ma se cercate un libro che vi scuota, o se davvero vi sentite ricci dentro e pure fuori, non è con questo romanzetto anche caro (18 €) che riuscirete a sentirvi meno soli.

Samanta Sorrentino

L'eleganza del riccio di Muriel Barbery
pp.384 - € 18,00 - Edizioni E/O

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lunedì, 04 agosto 2008

Un mondo pieno di…vampiri!

Cosa si prova ad essere metà umano e metà vampiro? Lo spiega in modo esauriente ed intrigante Ariella, la protagonista di Il Sodalizio del sangue di Susan Hubbard.
Un libro piacevole, soprattutto per chi ama i vampiri ma non apprezza descrizioni violente e sanguinarie. Una lettura che suggerisco a chi ha divorato la trilogia di Stefanie Meyer (Twilight, New Moon ed Eclipse) in attesa del quarto episodio…ma anche a chi cerca un approccio diverso al mondo dei vampiri. In un certo senso, si può anche definire un “libro di formazione” che affronta in modo garbato i temi e i problemi tipici dell’adolescenza ma che spesso affliggono il genere umano anche in età adulta. Sto parlando di insicurezza,sodalizioSangue solitudine, ansia, difficoltà di rapporti con genitori, amici, colleghi… e chi non ne ha mai sofferto può anche smettere di leggere! Ariella è un’adolescente con un padre vampiro (suo malgrado) e una madre umana, e da questo insolito connubio è nata una vampira un po’ anomala…
Grazie ad Ariella scopriamo che il mondo è pieno di vampiri e che proprio come gli esseri umani sono buoni, cattivi, estremisti, insofferenti, ecologisti…. La giovane protagonista ci conduce per mano in mondo segreto che per molti aspetti somiglia molto, forse  troppo, a quello reale… Nel contempo, Ariella e i suoi amici, ci aiutano a sfatare tanti luoghi comuni, come ad esempio quello secondo il quale i vampiri vivono solo la notte, oppure che si nutrono solo di sangue o che per ucciderli occorre infilare un paletto nel loro cuore… come dice giustamente Ariella: sfido un umano a sopravvivere con un paletto infilato nel cuore!
Susan Hubbard ha affrontato il tema “vampiri” creando una società mista dove gli umani sono gli unici a non sapere e a non voler capire…
Marinella

Il sodalizio del sangue, di Susan Hubbard
pp.317, € 16,80, Edizioni Salani

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lunedì, 14 luglio 2008
Quando un “mito” ti delude…
Quando ero giovane avevo il mio mitico quartetto Stephen King, Dean Koontz, Robert McCammon e Dan Simmons, e con il passare del tempo devo dire che l'unico che non mi ha mai deluso è stato Robert Mc Cammon che non ha mai sbagliato un libro, per quanto riguarda gli altri una passo falso prima o poi lo hanno fatto  e devo dire che quest'ultimo di Dan Simmons non mi ha convinto pienamente.Simmons
Ha voluto intrecciare il romanzo d'avventura con la storia horror e a parte un episodio della storia con un riferimento ad Egdar Allan Poe i risultati non sono quelli sperati purtroppo perché sulla carta (è il caso di sirlo) le premesse per un bel libro c'erano tutte.
Il libro narra del viaggio compiuto da due velieri l'Erebus  e la Terror partiti dall'Inghilterra alla ricerca del famoso Passaggio a Nordovest, i due velieri si troveranno poi intrappolati nel ghiaccio ed a combattere per la propria sopravvivenza prima contro la follia della stessa vita giornaliera intrappolati nel ghiaccio e poi contro il mostro bianco dei ghiacci.
Tra i marinai si aggira indisturbata Lady Silence l'esquimese dalla lingua mozzata che naturalmente sa esattamente quello che sta accadendo....e sinceramente dilungare il tutto per 787 pagine effettivamente è un po’ troppo.
Sinceramente credo che se Simmons avesse scorciato un po’ il libro sarebbe stato meglio soprattutto per il ritmo narrativo, così manca il  brivido del "voglio vedere come và a finire" che ti fa stare incollato alle pagine.
Comunque tra poco la Gargoyle ripubblicherà finalmente il suo capolavoro Danza Macabra ed allora li sì che vi voglio...
Ps : la traduzione del libro ogni tanto mi ha lasciato un po’ basito… ma il capolavoro è stato fatto con la traduzione del titolo che in originale è The Terror (giocato sul fatto che una delle navi si chiama cosi oltre che per il terrore dei ghiacci)...ed oltretutto è la The Terror che in un certo senso scompare e non l'Erebus...
Luca Rizzo
 
La Scomparsa dell'Erebus di Dan Simmons
pg. 787 - € 20,00 - Mondadori
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lunedì, 14 luglio 2008
Una metafora che descrive la condizione umana
Invito chiunque a leggere questo breve racconto (si legge in venti minuti,ma vi assicuro che le sue parole non vi lasceranno così in fretta) scritto nell'Ottocento; è quasi "comico" osservare come in due secoli siano mutate un'infinità di cose ad una velocità direi vorticosa, mentre altre sono rimaste costanti. Facendo poi un'analisi dei cambiamenti, sia di costume che tecnologici, abbiamo veramente fatto passi da gigante... Quasi strabiliante... Non c'è che dire : automobili sempre più accessoriate , la vita si è prolungataAttaleaPrinceps oltre ogni aspettativa , progressi della scienza, della tecnica, l'uomo sulla luna, si potrebbe continuare per ore... E quell'essere che inizialmente cammina a quattro zampe poi a due ed infine a tre ( quando è fortunato ) è stato spettatore durante i secoli di tutte queste grandi metamorfosi . Ma si sa la costanza è un segno distintivo dell'uomo , dunque alcune caratteristiche o peculiarità ,come si voglia,devono rimanere immutate... Dunque si sorride " dolcemente " su questo racconto ,o se vogliamo favola, visto che il finale rappresenta qualcosa di conosciuto e caro. Questa pianta , Attalea, che vuole la libertà, che le sia riconosciuto il suo diritto di soggetto ( non riesco nemmeno ironicamente a dire oggetto ) e sprona le altre piante che vivono con lei , badate bene , in una serra bellissima dove sono curate, amate e catalogate. Attalea le sprona a ribellarsi a questo falso bello che si paga così caro : con il prezzo della prigionia , del controllo, dell'omologazione, certo ognuna è diversa dall'altra , ma è pur vero che ognuna deve rispondere ad uno standard, perchè l'individualità troppo manifesta non piace , e così Attalea vien derisa per questo suo bisogno di libertà - che ci troverà la fuori - di tornare nel suo paese natale. Quanti di voi che stanno leggendo queste righe si saranno trovati nella stessa situazione di questa coraggiosa pianta, che pur di non veder soppresso il suo diritto di poter scegliere dove vivere, decide di rischiare rompendo con la sua altezza il vetro della serra pagandolo poi con la morte.Quanti di voi si ritroveranno in questa ineluttabile pagina di vita , quanti vedono calpestato giorno per giorno un pezzo di se per vivere in questa vita così omologata. Anche noi siamo in una serra bellissima , ed anche noi dobbiamo stare attenti a non espanderci troppo : pena essere additati come bizzarri ( quando vi va bene) o come rigidi perchè rimanete nella vostra posizione individuale e non collettiva.Ho dovuto far passare dei giorni prima di mettere su carta ( malgrado internet e i suoi relativi vantaggi amo profondamente il rumore della matita contro la carta )questi pensieri che gravitavano liberi nella testa con accenni di ribellione pura, sdegno , sconforto, e consentitemelo vi prego, di schifo per questo disegno immutabile che accompagna la storia dell'uomo : il bisogno di etichettare, controllare, questo spalmarsi l'uno sull'altro. Le strategie per sopportare tutto ciò sta nella forza del singolo, personalmente non ho una sola strategia, mi affido a diverse ,ma vi ricorro ed ogni volta è come se un mio pezzo perdesse d'integrità. Perchè leggere questo libro ? per ricordarci che è pur vero che viviamo in una serra bellissima ma paghiamo un pezzo profumato per questo, e l'equilibrio è davvero precario,siamo una sorta di funamboli in erba e credo che sia bene averne coscienza. Buona lettura
SpikeeV.M. Garsjin
 
Attalea Princeps di Vsevolod M. Garšin
Pg. 32 pagine   - € 5,00   Edizioni Sellerio   
 
Nota sull’autore: Vsevolod Michailovič Garšin (1855-1888), scrittore russo dalla vita tormentata e dall'opera di ispirazione schiettamente romantica, scrisse racconti, spesso di impianto autobiografico, dominati dall'orrore per l'ingiustizia del vivere e dall'ossessione della follia - lui stesso, affetto da turbe psichiche, morì suicida.
postato da: marizetti alle ore 12:27 | Permalink | commenti
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sabato, 12 luglio 2008

... E dire che io "detesto" i Pittbull...!carroll_marelegno 

Attenzione a questo libro… perché è un libro fantastico, uno di quei rari casi nei quali inizi una lettura e fai fatica a staccartene per mangiare, dormire, uscire. Perché vorresti continuare a leggerlo e a sentire il suo massaggio sulle tue cellulite grigie. La storia si costruisce davanti a te e si articola per stupirti, tenendo desta la tua attenzione sempre e soprattutto senza bisogno di scaraventarti addosso ettolitri di sangue umano né eserciti di cadaveri nauseabondi. Riesce a farti ridere (senza battutacce da caserma) ma riesce anche a farti piangere (senza decapitare nessun neonato): semplicemente raccontandoti una storia che ha per protagonista Francio McCabe, un comunissimo uomo al quale accadono vicende tutt’altro che comuni.
Tutto inizia con la comparsa di un cane, un vecchio Pittbull malandato, orbo e zoppo, che muore nell’ufficio del nostro protagonista. Il povero animale riceve da Francis una decorosa sepoltura, ma ricompare dopo pochissimo nel bagagliaio della sua auto… E da qui… Non riuscirete più a staccarvi: nel vostro cervello nasceranno domande alle quali vorrete assolutamente dare una risposta, ma le vicissitudini di Antica Virtute (questo il nome dello strano cane) sono solo l’inizio di un intreccio nel quale l’incredibile ha il sapore della normalità, e il quotidiano sfiora l’assurdo. Un intreccio che può avvincere perfino lettori del calibro di uno Stephen King che a proposito di questo libro ha scritto: «Se non avete mai letto Jonhatan Carroll comprate questo libro. Starete alzati tutta la notte e domani mattina mi ringrazierete».
Eppure non è un horror. Non è un libro giallo né un libro di fantascienza.
E poi, magari, quando lo avrete finito farete come me… Correrete in libreria a cercare gli altri libri di Carroll!
La Fenice
Il mare di legno di J.Carroll
pp.316 - € 12,50 - Fazi


incipit:
Mai comprare vestiti gialli o abiti di pelle a poco prezzo. E' il mio motto, e ne o parecchi altri. Sapete cosa mi fa piacere? Mi piace vedere qualcuno che si uccide con le proprie mani. No, lasciate che vi spieghi: non parlo di quegli stronzi che si buttano dalla finestra o che infilano la loro povera testa in un sacchetto di plastica. Né, tanto meno, del campionato di Ultimate Fighting, quella banda di cani rabbiosi con la testa rapata a zero che si azzannano a vicenda. Parlo del tipo per strada con una faccia grigia come il piombo bagnato che si accende una Camel e alla prima boccata tossisce anche l'anima. E bravo, goditela! Lunga vita alla nicotina, alla testardaggine e all'autoindulgenza.
Fazi)
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martedì, 01 luglio 2008

Quando il fascino della lettura...
Ho finito di leggere il libro di Marcella Cioni e la tristezza per questa fine di portadelfiniviaggio onirico la porterò dentro per un bel po'...Le sue parole sono dentro di me come un marchio :alcune fanno male, altre sono leggere come lo sbatter d'ali di una farfalla e grande ed immensa è l'emozione che mi ha dato, il ritrovarmi nelle pagine, quasi a nascondermi, a spiare insieme a Giosette in quel caleidoscopio di vita, follia, destini incrociati in una molteplicità di lingue che hanno un solo comune denominatore : la solitudine e in ciò la voglia di marcare la propria presenza in questa vorticosa vita, così vorticosa da rendere gli invisibili visibili solo ai pochi. La chiave della follia lasciata finalmente libera di esprimersi con tutto il suo dolore che tocca ed invischia chi ne viene a contatto. Confondendo il dolore degli altri con il proprio, in un gioco di specchi che rimanda l'immagine sempre distorta , sfocata, in uno scambio quasi di vite , in un parlarsi dove le lingue si contrappongono, dove il corpo è parola urlata in un silenzio rumoroso... Giosette\Nora quasi un unicum, Natalia a figurare l'incomprensione dei molti verso quel doppio che è in noi, quel doppio che fingiamo di non capire ma ci appare nei sogni chiaro e forse proprio per questo ne siamo spaventati... Compostella...la figura dell'analista che ha capito ma non vuole vedere il salto di Nora , quasi a vederci il pericolo di uno sgretolamento di una teoria salda ma fragile, proprio come l'uomo, così vicina a sfaldarsi ogni volta che siamo disposti ad accogliere il dolore dell'altro sapendo che diventerà nostro, che il pericolo incombe nel troppo sentire, in quel cedimento di confine, o per dirla come Freud di distanziamento verso la nevrosi del paziente... Ed il pericolo è sempre in agguato, per il fascino che esercita quel troppo sentire in un mondo dominato dal controllo. Giosette, Nora, Natalia, i ragazzi coi sacchetti, lo sradicamento, l'oscillare tra la propria vita e quella altrui mi accompagnerà per molto molto tempo, perchè mi appartiene, perchè mi sono ritrovata tra quelle pagine proprio come Giosette camminava in punta di piedi così io avanzavo tra le pagine del libro e forse sono ancora li con il fiato sospeso a spiare vite altrui: soffi, scalpiccii di reale che si mischia con l'irreale, come un vecchio ed antico specchio smerlato.
Spikee

La porta tra i delfini di Marcella Cioni,
pp. 265 - Sellerio


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sabato, 28 giugno 2008

La memoria di una donna
Una casa su una scogliera. Da qui - guardando le evoluzioni del mare, l’avvicendarsi dei colori, delle suggestioni suscitate dall’incessante movimento dei flutti - un’anziana donna permette ai suoi ricordi di restituirle memoria della vita trascorsa.
Il racconto, che si dipana in una prosa musicale e poetica. Ha nelle prime pagine il sapore di un romanzo di formazione, dove la protagonista narra la propria infanzia e poi la gioventù, senza mancare di un pizzico di rimpianto quando – con un rammarico che sa ormai di rassegnazione – tratteggia i limiti imposti dalla consuetudine alle donne che volevano studiare ed aspirare alla propria crescita personale e culturale.  Baldini_Semplicemente donna

Potrei proseguire, con questa mia recensione, a lungo, perché davvero molti sono gli spunti e i motivi per i quali questo libro si distingue da altri. Ma voglio lasciare a voi il piacere di accedere al modo delicato e prezioso di Cinzia Baldini, perché ne vale davvero la pena.
Da qualche decennio, purtroppo, il consumismo ha iniziato a stravolgere anche i valori che regolavano il mondo della letteratura; così spesso – condizionati dalla pubblicità o da una certa pigrizia mentale – acquistiamo un best seller con copertina patinata, che il recensore di turno ha osannato sulle pagine del nostro quotidiano di riferimento… In effetti, poi, non possiamo lamentarci per la delusione che proviamo dopo aver letto l’ultima pagina. Questo breve romanzo ha invece il merito di essere scritto con il cuore, e di garantirci una lettura di qualità. 
L’essere edito da una giovanissima casa editrice lombarda – Linee Infinite – inoltre, non gli ha comunque impedito di vincere, per la Sezione Racconti Inediti, il primo premio al Concorso Internazionale di Narrativa “Storie di donne”.
La Fenice

Semplicemente donna di Cinzia Baldini
Linee Infinite Edizioni, pp. 99 - € 10,00
  


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venerdì, 20 giugno 2008

TRE DONNE MOSTRO
Non lasciatevi spaventare dalla mole di questo libro io l'ho letto in meno di quattro giorni anche perchè scorre in maniera estremamente piacevole e soprattutto ha l'effetto "non mi scollo perchè devo sapere come và a finire..."
Due prostitute. Yuriko e Kazue vengono trovate morte a Tokyo,  oltre che a fare lo stesso lavoro le due erano andate a scuola insieme e la sorella maggiore di una di loro narra la storia della loro e quindi della sua vita.
Yuriko la sorella minore, una mezzosangue la cui bellezza "mostruosa" perchè fuori norma nel Giappone, regolerà la sua vita dal primo all'ultimo dei suoi giorni, Kazue segnata dalla determinazione e dall'ambizione fino a credere nelle bugie che dice per negare la verità dello squallore della sua vita.grotesque
La sorella maggiore che all'ombra della sua bruttezza orchestra trame ed e testimone di quello che accade...
Tre donne-mostro che non hanno il loro posto ben definito per la società e che dunque ne pagheranno le conseguenze, anche perchè un quarto giocatore entrerà a far parte della partita sconvolgendo le loro vite.
Natsuo Kirino ci permette con questo libro di dare uno sguardo alla parte più oscura ma più vera della società giapponese, quella di un certo tipo di follia quotidiana che per il giappone è perfettamente normale, orchestrato come il film "Hero" di Zhang Yimou,  perchè ne riprende la struttura narrativa e la fà sua introducendo come ultimo elemento disturbante quello che si rivela essere il catalizzatore della storia.
E soprattutto come in uno dei suoi precedenti romanzi -"Le quattro casalinghe di Tokyo"- Kirino riesce in quello che molte autrici ed autori spesso vorrebbero  ma falliscono...la "quadratura del cerchio narrativo".
Luca Rizzo*

Grotesque di Natsuo Kirino
Ed. Neri Pozza - pp. 980 - € 22,00

* Un lettore "con i fiocchi" che abbiamo coartato a confidarci qualcuna delle sue passioni letterarie... e che simpaticamente ha risposto con questo primo consiglio per tutti noi appassionati "onnivori" di libri.

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categoria:giapponese, grotesque, kirino
venerdì, 20 giugno 2008
OLTRE ... "IL ROMANZO DI FORMAZIONE" 

Alice ha sette anni e odia la scuola di sci, dove il padre la obbliga ad andare. Durante una lezione ha un terribile incidente: rimane sepolta sotto la neve e solo per forza di volontà riesce a salvarsi. La ragazza vive l’incidente come punizione e ne resterà segnata per tutta la vita.
Mattia invece ha otto anni, è molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, che purtroppo è affetta da un grave ritardo mentale. Il ragazzo non sopporta la sorella che lo mette sempre in difficoltà. Un giorno a Mattia viene imposto di andare, insieme alla sua gemella, alla festa di compleanno un compagno di classe. Per raggiungere la festa Mattia e la sorella attraversano un parco e qui il ragazzo abbandona la sua gemella su una panchina. Michela, cadendo in un laghetto, muore. Mattia è sovrastato dai sensi di colpa. solitudine
Alice e Mattia crescono. Mattia diventa un bambino/ragazzo infelice, con forti tendenze all’autolesionismo; Alice, invece, è una bambina/adolescente sola e infelice, con una spiccata tendenza all’anoressia. Entrambi frequentano la stessa scuola: Alice vorrebbe avere una relazione amorosa con Mattia, ma quest’ultimo ha troppa paura e tutto resta confinato ad un ambito amicale. Mattia decide di accettare un lavoro in Germania e nel frattempo Alice si sposa con Fabio, un giovane medico; ma il matrimonio non funziona e Alice chiede aiuto all’ex compagno di scuola. Mattia torna dalla Germania e incontra Alice, ma ancora una volta la paura impedisce ai due giovani di sviluppare una relazione sentimentale. Nonostante ciò riescono ad aiutarsi: Mattia torna in Germania e Alice sceglie di vivere sola.
L’Incipit è accattivante e la narrazione riesce a trascinare il lettore, che viene stimolato a conoscere cosa accadrà ai due protagonisti. La lettura scorre e il romanzo è coerente con l’incipit, la storia è ben costruita. L’autore segue la vita dei due protagonisti dagli anni dell’adolescenza a quelli della maturità, evidenziando le loro difficoltà esistenziali.
La solitudine dei numeri primi ha vinto il Premio Opera prima Campiello 2008.
M.Z.

Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi,
Ed.  Mondadori, pp. 304 - € 18,00

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giovedì, 19 giugno 2008

Quando la poesia ti toglie il respiro

«Bello è tacere assieme,
ancor più bello ridere assieme -
sotto il panno di seta del cielo,
giù nel muschio, chini su un libro,
rider forte e cordiale tra amici
e scoprire il biancore dei denti.

Se io sono riuscito taciamo,
se ho fallito - ridiamoci sopra
e facciamo ancora di peggio,
sempre peggio, ridere e fare,
finché nella fossa scendiamo.

Sì, amici! Così deve andare? -
Amen dunque! E arrivederci!»

(da Fra amici, tratta da Le Poesie di F. Nietzsche,
ed. Einaudi, a cura di Anna Maria Carpi)

lettura consigliata da La Fenice

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categoria:poesia, nietzsche
giovedì, 19 giugno 2008

Un cocktail di amore e horror
Graditissimo ritorno quello di Lindquivist che già due anni fà mi aveva conquistato con le avventure della piccola vampira di "Lasciami Entrare" sempre per la Marsilio, stavolta corregge il tiro e non parla anzi narra più di vampiri ma bensì di morti viventi.estate
Naturalmente se avete in mente gli zombies stile Romero siete completamente fuoristrada...in una Stoccolma stranamente afosa e solare si crea un campo elettrico di proporzioni immani ed esattamente mentre sembra che ci sia la catastrofe peggiore dietro l'angolo tutto si calma improvvisamente...e l'unica "conseguenza" e che tutte le persone che sono morte recentemente tornano in vita, i personagi del libro tutti legati dal fatto che hanno un lutto recente si trovano ad affrontare facca a faccia i loro cari estinti e ma la società (o meglio la "Zoocietà" come diceve Mafalda) non è pronta ad affrontare qualcosa di così diverso.
Ed infatti le persone reagiscono giustamente in modo diverso a questa in realtà pacifica invasione ma tutti comunque giungono alla stessa conclusione...una storia dove horror e amore si mescolano come in un piacevolissimo cocktail, perchè alla fine è proprio di amore che si tratta, quello che sfida la morte perchè i morti appartengono ai nostri ricordi ed è li che devono rimanere.
Luca Rizzo*
L'estate dei morti viventi di John Ajvide Lindquivist
Ed. Marsilio - Farfalle- I  gialli // pp. 380 - € 17,50

* Un lettore "con i fiocchi" che abbiamo coartato a confidarci qualcuna delle sue passioni letterarie... e che simpaticamente ha risposto con questo primo consiglio per tutti noi appassionati "onnivori" di libri.

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categoria:lindquivist
sabato, 31 maggio 2008

Pensieri in libertà 1 -
Parlare/scrivere di un libro “brutto” … Serve a qualcosa?

Devo confessarvi che il lavoro di libraia mi agevola nella mia vita di lettrice.
Vi state chiedendo perché?
No, non è perché in questo modo ho un buon margine di risparmio sui miei acquisti i (vi assicuro che per le librerie “indipendenti” non c’è alcuna manna…), ma senza dubbio, nella mia posizione, io posso dribblare una buona fetta di “libri brutti”.

Come definire un “libro brutto”?
Direi che approssimativamente si può dire “brutto” un romanzo, un saggio, comunque un libro che delude le nostre aspettative. E mi spiego meglio: in questo mondo frenetico si ha poco tempo e spesso, per scegliere, occorre accontentarsi di un’occhiata rapida, una sbirciatina alla copertina, una leggiucchiata alla bandella di presentazione oppure la critica di un recensore scorsa su una rivista. Considerati questi fattori, prendiamo il “nostro” libro e ce lo portiamo a casa, pregustandoci il momento di cominciarlo.

Scorriamo le prime righe e qualcosa di impercettibile ci disturba, ma indomiti proseguiamo, pagina dopo pagina.
A circa metà libro (qualcuno anche molto prima… Conoscevo un ragazzo che dava 5 pagine a un libro, se non funzionava in quel margine, non c’erano scialuppe di sorta: il malcapitato prodotto editoriale veniva “frullato”), il qualcosa “di impercettibile” ha acquistato un certo rilievo, accrescendo il nostro disagio.

Anni fa, prima di apprezzare e condividere le tesi del Decalogo dei diritti del lettore di Daniel Pennac (che a questo proposito esorta il lettore ad interrompere, senza farsi scrupoli, un libro che non gli piace), anch’io proseguivo indomita fino all’ultima pagina, combattuta tra i sensi di colpa e la noia, e l’irritazione che quella tortura autoinflitta mi procurava… Poi anch’io ho imparato che una vita non è neppure sufficiente per leggere le cose belle che esistono, e se in più concediamo troppo spazio a ciò che non vale…

Tornando al nostro libro… Be’, anche se gli abbiamo offerto possibilità oltre ogni limite, proprio non ci è piaciuto. Non ha stimolato né la nostra fantasia né le nostre curiosità, non ci ha insegnato nulla di cui non fossimo già a conoscenza ma soprattutto, rispetto alle premesse (presentazione editoriale e critiche professionali) quella raccolta di caratteri tipografici e carta ci ha delusi, annoiati e indispettiti.
Questo è per me un “libro brutto” e – almeno in questo – io ammetto di essere una “persona fortunata, molto fortunata”, visto che per il mio lavoro dispongo di più tempo per scegliere una lettura. Anche così, purtroppo, capita anche a me di incappare in qualche “orrore”, prodotto da chi – oggi sempre più spesso – scambia il commercio di libri con un qualsiasi commercio, dove ciò che conta non è il contenuto ma lo scintillio del contenitore!
Prometto che presto vi confesserò i titoli di qualche libro che davvero non sono riuscita a….digerire e vi lancio una proposta: segnalatemi i “libri brutti” nei quali siete incappati, creeremo insieme un «passaparola» che eviti ad altri lettori un’inutile sofferenza.

postato da: marizetti alle ore 12:59 | Permalink | commenti (4)
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